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Michelangelo Bonadies di Michele Vaccaro

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Scheda del Libro

Titolo MICHELANGELO BONADIES UN GRANDE VESCOVO NELLA SICILIA SPAGNOLA DEL SEICENTO
Autore Michele Vaccaro
Uscita Marzo 2016
Editore L’Araldo, J. Cacioppo Editore
Pagine 64
Recensito da Angelo Pendola
Genere Saggio

Antonino Giuseppe Bonadies (Bongiorno) nacque il 21 ottobre 1603 nella terra di Sambuca, diocesi di Girgenti, cittadina che ha sempre espresso umori democratici.

Assai scarne le notizie sui suoi consanguinei: il padre, Pietro, era un artigiano appartenente a una famiglia di probabile origine spagnola; la madre, Margherita Roccaforte, era una casalinga.

Di vivida intelligenza, manifestò presto predisposizione per la vita religiosa e, il 21 ottobre 1621, a diciotto anni, entrava far parte dell’ordine dei francescani, per la precisione dei Frati minori osservanti e riformati di San Francesco, «per professarvi quella Regola che lo avrebbe reso spettacolo di grandi virtù cristiane e religiose non solo, ma un Grande della Chiesa, della Cultura e della Scienza».

Prese il nome di Michelangelo (Michelangelus) e, «ornato di somma dottrina», si distinse per la lucidità dell’ingegno e l’interesse per varie discipline, la storia e il diritto in particolare. Seguì con profitto il corso di studi in filosofia e teologia senza, però, conseguire titoli accademici: secondo le consuetudini francescane, egli non frequentò corsi universitari poiché il titolo di studio acquisito all’interno del proprio istituto era considerato, per serietà e severità di studi, equipollente alla laurea.

Nella bolla pontificia di nomina, si sostiene che il Bonadies era «Sacrae Theologiae, professorem»; il presbitero e storico palermitano Antonio Mongitore (1663-1743) lo definì «theologus doctissimus» e lo storico catanese Vito Amico (1697-1762) lo giudicò «eximius Theologus», ma anche «chiarissimo per dottrina, prudenza ed integrità di costumi».
Il I giugno 1624 ricevette i quattro ordini minori dal vescovo di Agrigento, don Ottavio Ridolfi (1582-1624); il 19 settembre 1626 il suddiaconato dal vescovo di Siracusa, don Paolo Faraone (1629); il 20 marzo 1627 il diaconato dal vescovo di Cefalù, don Manuel Esteban Muniera (1631); il 23 settembre 1628 il presbiterato dal vescovo di Agrigento, don Francesco Traina (165l). L’8 settembre 1633 il custode dei Frati minori riformati di Sicilia, Val di Mazara, consegnò un attestato d’idoneità a fra Michelangelo da Sambuca «ad munus praedicationis quocunque tempore obtigerit exercendum et publice artes interpretandum et sacram theologiam aliis legendum».
Docente di filosofia e teologia, il Bonadies fu più volte eletto ministro provinciale “in Val di Mazara” e, poi, segretario generale; fu, inoltre, tre volte definitore generale, «delle quali l’ultima volta – secondo lo Scaturro – nei Capitoli adunati nella Spagna l’8 giugno 1658», anno in cui divenne superiore generale del suo ordine e, secondo quanto riporta lo storiografo francescano Pietro Tognoletto, fu anche qualificatore della Santissima Inquisizione nel Regno di Sicilia.

Nell’intestazione degli atti ufficiali, il Bonadies appuntò, fra i vari titoli, quello di aver fatto parte «del consiglio di sua cattolica Maestà». Lo storico medioevalista Domenico Ligresti lo definì «esimio teologo, provinciale per la Sicilia, visitatore, segretario e ministro Generale […] rimasto in carica sino al 1686, dando dimostrazione di grandi capacità anche nella gestione del patrimonio».
Su una cosa il giudizio fu unanime: il Bonadies era senz’altro un «uomo grave e prudente, esperto delle cose del mondo et atto ad ogni maneggio come s’è fatto conoscere nelle cariche da lui esercitate et in particolare quando è stato Generale». Apparve, insomma, colto, erudito, dalla profonda cultura, caritatevole, buono per morigeratezza dei costumi,

L’8 giugno 1658 celebrandosi a Toledo, in Spagna, il Capitolo Generale dell’Ordine nel Real Convento di San Juan de Los Reyes, il Bonadies fu eletto ministro generale dell’ordine dei Frati minori, carica che mantenne fino al 1664 e che gli diede l’occasione di perfezionare le sue doti di governo e d’istituire rapporti di conoscenza e di apprezzamento con alte autorità politiche e religiose. Aggiunse alle eminenti cariche ricoperte, anche «la santità della vita e la dottrina».

Pare che il Bonadies godesse di grandi considerazioni all’interno della corte del re di Spagna, di Sicilia e di Napoli Filippo IV d’Asburgo (1605-1665) il quale, conquistato dalle qualità umane e morali del Bonadies, il 2 aprile 1665 lo propose come vescovo di Catania al papa Alessandro VII (Fabio Chigi, 1599-1667), che accettò benevolmente la candidatura.

La pubblicazione di questo saggio monografico da parte del valente studioso Michele Vaccaro, è opera grandemente meritoria, attraverso cui la cittadina di Sambuca di Sicilia vede, ancora una volta, riportare alla “luce” un suo grande figlio, uno dei tanti personaggi che nel corso dei secoli hanno dato lustro a questa terra meravigliosa, patria di poeti, scrittori, pittori e tant’altra gente valorosa.

Michele Vaccaro è giornalista pubblicista, letterato, critico, docente, ma soprattutto storico, autore di una dozzina di libri e centinaia di articoli di varia cultura. Durante la sua attività ha dedicato particolare attenzione alla controstoria subalterna, affiancandola alla prospettiva egemone, per un recupero dell’uomo totale e per una più compiuta anamnesi storiografica; una controstoria che è bene preservare dalle prevedibili conseguenze dei processi di destoricizzazione in atto da qualche tempo nel contesto della straripante civiltà delle immagini ovvero dell’effimero.
Ha esercitato, e continua a esercitare, l’attività di pubblicista scrivendo elzeviri e articoli su riviste specializzate di storia e di letteratura, su quotidiani, su periodici nazionali (“Focus Storia”, “Focus Biografie”, “Storia in Rete”, “Cronache Italiane”, ecc.) e regionali. Citato in tantissime tesi di laurea, in elzeviri, in molti testi letterari e storici, relatore in parecchi convegni e conferenze, ha curato vari libri e ha ricevuto numerosi riconoscimenti, come il prestigioso Premio Culturale Nazionale “Alessio Di Giovanni” (2007) e il Premio Sikelé (2009) per la storia.
Tra le sue pubblicazioni, si ricordano: “Prose storiche e letterarie [1986- 1990]” (Agrigento, 1990); “Fermate quella matita! 50 anni di storia italiana nelle caricature di Giuseppe Scalarini” (Agrigento, 1992); “La Voce… un lungo cammino di speranza. I trentacinque anni di un periodico di provincia” (Palermo, 1994); “Inni, poesie e versi di Pietro La Genga” (Sessa Aurunca, 1995); “Gaspare Puccio e i martiri del 1799. Speranze e tormenti dei protagonisti dell’effimera Repubblica partenopea” (Palermo, 1998); “Garibaldinismo e rivoluzione” (Sambuca di Sicilia, 2001); “Giuseppe Montalbano. Ricordi di un comunista. Cronistoria politica dal 1937 al 2003” (Sciacca, 2004).

(Serafino Spezia di Villarossa)

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