Io sono il Libanese di Giancarlo De Cataldo

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Scheda del Libro

Titolo Io sono il Libanese
Autore Giancarlo De Cataldo
Uscita 2012
Editore Eiunadi
Pagine 111
Recensito da Ciro Andreotti
ISBN 9788806211097
Anteprima
Genere Gialli e Thriller

Roma 1976. Pietro Proietti, detto Il Libanese, è in carcere per una questione di armi. Pietro un giorno aiuta il nipote del camorrista Pasquale o’Miracolo a sfuggire a un linciaggio; per questo lo zio gli giura eterna gratitudine e gli propone un affare nel quale entrare, a patto che riesca a trovare trecento milioni in breve tempo. Al tempo stesso Pietro conosce Giada, una ricca studentessa ben distante dagli ambienti che lui frequenta.

Prima di diventare “L’ottavo di Roma” il Libanese era un ventenne con sogni differenti da quelli di tanti altri ragazzi della sua generazione, un ventenne privo dei medesimi stimoli di rivalsa e lotta, come potevano essere quelli di coloro che nell’agiatezza delle loro vite giocavano a fare i rivoluzionari; non scordiamoci che siamo alla metà dei ’70, ovvero nel pieno cuore pulsante degli anni di piombo. Pietro, Il Libanese, invece è mosso da altri generi di rivalsa e di pensieri che provengono anche loro dalla lotta a favore di chi è cresciuto però all’interno di una baracca alla periferia di Roma e fatica ad arrivare assieme alla madre alla fine del mese. Nel mezzo si incastonano le prime schermaglie con la mala proveniente da fuori Roma e una possibile storia di amore con Giada, una ragazza bella e ricca e con la voglia di cambiare il mondo dal suo piedistallo fatto di agio e privilegi.

De Cataldo decide quindi di non abbandonare ancora i suoi personaggi più celebri, anzi proietta il lettore nella Roma del 1976, quando Il Libanese, Dandi, Scrocchia e Il Bufalo, personaggi che saliranno alle cronache letterarie e ancor più nella top ten di quelle cinematografiche, devono ancora assumere le sembianze di una banda, seppure nella mente del Libanese ci sia di già il desiderio di rivalsa, di comando e di gruppo, più precisamente di un gruppo in grado di prendersi l’urbe. Il libro, che altri non è che la genesi della Banda della Magliana e di Romanzo Criminale, è un nuovo tuffo nei cupi ’70, sempre narrati con fare veloce, con poche righe capaci di incastonare una trama semplice e i pensieri di un personaggio complesso nella sua violenza e inquietudine, alla fine il testo risulta difatti maggiormente sfaccettato in termini psicologici del Romanzo Criminale datato 2002, un libro però per alcuni aspetti superfluo, perché incapace di aggiungere qualche cosa di nuovo a una vicenda ben delineata e completa. Un libro che però pare già perfetto e scritto per il cinema, difatti non escludiamo che questo ne sia il naturale epilogo: Suburra difatti Docet.

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