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La mia seconda vita di Christiane Felscherinow

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Scheda del Libro

Titolo La mia seconda vita
Autore Christiane Felscherinow
Uscita 2014
Editore Rizzoli
Pagine 230
Recensito da Dott.ssa Annalisa Bizzarri
ISBN 9788817073356
Anteprima
Genere Biografia

Tutti i lettori della generazione tra gli anni ‘80 e gli anni ’90 sono stati segnati dal libro-cult Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F., la ragazzina tredicenne che si drogava e si prostituiva alla stazione del Bahnhof Zoo di Berlino. Il tono realistico, a volte crudo, della descrizione dei luoghi della droga e della prostituzione ha colpito l’immaginario collettivo di molti adolescenti.

Nel 2013 la giornalista Sonja Vukotic convince Christiane Felscherinow a scrivere il seguito di quel libro che ha avuto tanto successo. E così nasce La mia seconda vita, libro autobiografico, pubblicato da Rizzoli nel 2014, con il quale Christiane sembra voglia spazzare il campo dalle dicerie sulla sua vita da tossicodipendente e voglia imporre una cesura tra un passato da eroinomane e un presente da donna “pulita”, cioè libera dagli stupefacenti.

Nel libro-documentario Christiane illustra, con un tono realistico, i fatti della sua vita dal 1980 a oggi. Questi sono per lei gli anni del successo mondiale del libro e del film omonimo, eventi grazie ai quali ha intrapreso la carriera di cantante e di attrice. Sono gli anni contrassegnati dalla nascita del figlio e dall’inizio della terapia di disintossicazione dall’eroina.

In questo periodo, però, Christiane non ha mai abbandonato del tutto gli stupefacenti. Solitudine, insicurezza e paura sono in lei sempre in agguato ed essa, per reggere, non fa altro che rifugiarsi nella sfera consolatoria e rassicurante degli allucinogeni. Non solo a Berlino, ma anche nei suoi vagabondaggi per il mondo, Christiane racconta di essere stata sempre alla ricerca di qualsiasi tipo di sostanza che le procurasse lo “sballo”.

La sua vita è turbata di continuo dai media tedeschi, soprattutto dalla stampa scandalistica che non attende altro se non di pizzicarla ancora nel giro della droga. È perseguitata dalla polizia solo perché lei è la “bucomane”, e dai servizi sociali che tentano in ogni modo di toglierle la custodia del figlio.

«Non appena metto piede a Kottbusser Tor o sulla Hermanplatz, anche solo per ordinare una cioccolata calda, tutta la stampa parla di “ricaduta”. […] Per il pubblico, sono e resterò sempre la piccola drogata che si prostituiva insieme agli altri ragazzini».

Oggi Christiane è una cinquantenne non solo straziata da una serie di malattie causate dall’eroina, ma è afflitta anche da un pensiero: quello di aver perso la custodia del figlio. Il bambino ora vive presso una famiglia nel Brandeburgo e tuttavia può incontrare e trascorrere un po’ di tempo con la madre.

La perdita del figlio rappresenta per Christiane una sconfitta, ma forse è questo il prezzo da pagare per essere diventata una tossicomane? «Portar via il figlio a una madre è come strapparle il cuore e privarla dell’anima senza ucciderla. […] Tutti i mezzi sono buoni per abbrutirti. Non me lo perdonerò mai».

La mia seconda vita di Christiane Felscherinow è una lettura accattivante, da cui non ci si allontana facilmente. Qui Christiane si confessa, apre la mente al fluire dei pensieri e dei ricordi. Non finge, non si tira indietro nel raccontare i fatti così come sono realmente accaduti. Ammette con naturalezza le sue frequenti ricadute con la droga e racconta con toni commoventi i tentativi di disintossicazione, le paure e i desideri per un futuro migliore.

Christiane riconosce di aver commesso degli errori; l’unica cosa buona che ha fatto nella sua vita è l’aver messo al mondo suo figlio. Essa spera con tutta sé stessa di resistere anche alla morte per poter un giorno riavere accanto a sé il figlio.

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